Titolo Two for Texas
Autore James Lee Burke
Prezzo 13,00 €
Dati 2004, 217 p.
Editore Meridiano Zero
Siamo nel 1836, Louisiana. Son e Hugh sono due detenuti che sognano di scappare. Ci riescono. Per riuscirci devono però ammazzare una guardia e il fratello della guardia inizia a dargli la caccia. Fuggono in Texas. Si aggregano a un gruppo di indiani tonkawa. Rubano una mandria di cavalli ai messicani. Fuggono. Si arruolano nell'esercito di Sam Huston per scampare dalle grinfie del fratello della guardia. E' guerra contro i messicani.
Un romanzo western che non fa rimpiangere la vecchia frontiera di Cormac McCarthy e che grazie all'abilità narrativa di James Lee Burke ci dipinge davanti agli occhi un acquerello a tinte rosso sabbia della desolazione del texas con le sue meravigliose caratteristiche morfologiche. Per poco più di duecento pagine si vive a contatto con i cavalli e si mangia al calore di un focolare. Si dorme sotto le stelle e ci si lava nei torrenti. I tempi della rivoluzione americana vengono esposti in tutta la loro durezza, dolore e sangue. Fortemente consigliato a tutti gli appassionati del genere.
" I tonkawa erano uno strano popolo, che viveva in capanne con il tetto di paglia a forma di cono. Erano soliti sposarsi tra parenti, e le loro relazioni familiari erano così tortuose che Son e Hugh non riuscivano a raccapezzarsi. Le donne si dipingevano cerchi gialli e neri sui seni, e durante il ciclo mestruale avevano l'obbligo di ritirarsi in un'apposita capanna. "
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05 settembre 2013
Two for Texas
20 ottobre 2012
The Conspirator
Il film che ci presenta Robertone Redford è uno dei più classici drammi giudiziari, cioè quel tipo di storia ambientata nelle aule di tribunale con l'accusa, la difesa e tante prove da cercare, testimoni da interrogare e giudici da corrompere. Insomma se non avete capito pensate ad un Philadelphia meno "sociale" e più "di inchiesta". La trama è storia, la difesa di Frederick Aiken (James McAvoy), l'accusata Mary Surratt (Robin Wright), il pubblico ministero Gen. Joseph Holt (Danny Huston) e per pochissimi secondi il presidente Abraham Lincoln, che ballano il valzer della giustizia.
Quello che ci viene inculcato a ripetizione riguarda l'impossibilità per un singolo di compiere un gesto disperato e tanto artificioso. "Una pallottola ha ucciso il presidente, ma non un uomo". John Wilkes Booth al grido "Sic semper tyrannis!" mandò all'altro mondo Lincoln, ma lui fu solo un tassello di un quadro più grande. Fin da subito vengono messe in chiaro le circostanze, solo una congregazione poteva cospirare per assassinare il Presidente. E per lo stato americano devono essere puniti tutti i cospiratori che direttamente o indirettamente hanno partecipato all'aggressione. La povera donna Mary Surratt partecipò talmente indirettamente che il suo coinvolgimento nel processo si rivela oggi (o come si rivelò subito a Frederick Aiken e il suo mentore) oltre ogni modo imbarazzante. Qualcuno doveva essere punito ad ogni costo, non importava se fosse veramente colpevole ma importava che lo Stato avesse fatto giustizia (fittizia) con competenza (corruzione e imbrogli) agli occhi della gente per non protrarre oltre lo scandalo (scusante).
Volevo fare finta di niente ma a questo punto mi risulta impossibile, inutile non parlarne. Il presidente Lincoln era un cacciatore di vampiri. Ora pensiamoci un attimo, era una posizione scomoda e a qualcuno non andava bene. Uno non può andare in giro ad ammazzare stregoni dai denti appuntiti come meglio crede, c'è un limite alla decenza. Chiaro che Abraham non sarebbe finito bene. No, immaginatevi il Washington Post che se ne esce con un titolo del genere in prima pagina (quello in inglese). Chiaro che la cosa andasse insabbiata. E che la sua storia sia un avvertimento per tutti quelli che intendano dare la caccia al vampiro.
26 settembre 2012
La leggenda del cacciatore di vampiri
Che Abraham Lincoln fosse un cacciatore di vampiri si poteva anche immaginare. Era una notizia che aleggiava nell'aria già da tempo. Ma che fosse anche un dongiovanni non c'era proprio da aspettarselo... Torniamo alla storia, quella che inspiegabilmente non viene menzionata nei libri. L'America è un paese di mondo e lo è sempre stato, pure nel 1850s. Varie etnie in contatto grazie alle rotte commerciali: europee, sud-africane, sud-americane, orientali e vampiri. Abe uccide i vampiri. E lo fa con l'ascia. Personalmente lo facevo più un tipo da balestra, by the way.
Ma veniamo al tema scottante. Perché un presidente tutto pieno di discorsi come lui, ce l'ha tanto con queste povere creature? Gli hanno forse ucciso la madre? Questa discriminazione nei loro confronti da parte del presidente che disse basta alla schiavitù, è a dir poco intollerabile. Perché loro non possono stare sullo stesso piano di un comune mortale? Solo perchè mangiano le persone? O perchè succhiano il sangue? Beh se è per queste ultime due cose, chi siamo noi per giudicarli?
Devo dire di essere stato tratto in inganno dal titolo originale Abraham Lincoln: Vampire Hunter, perché mi ha ricordato questo titolo qui. Ed è stata la principale causa che mi ha spinto a recuperare questa pellicola. Se cercavate una vera recensione, mi dispiace che non l'abbiate trovata tra queste righe, ma non tutto può essere detto...
16 agosto 2012
Il Vangelo secondo Biff, amico di infanzia di Gesù
Questa volta propongo un libro, cosa insolita su questo blog e il che sta solo a significare quanto questo mi abbia conquistato. Non può mancare anche una pellicola, non una a caso (come nei post precedenti), ma che in questa circostanza mi ha aiutato, mettendo in pratica la filosofia del protagonista, a scrivere questo post. Lo scrittore del romanzo in questione è Christopher Moore, mentre i registi della pellicola sono Jay and Mark Duplass. Mi è venuta voglia di accostare questo libro e questo film in primo luogo perché ho visto il film nel periodo in cui leggevo il libro, elemento determinante dato che ciò potrebbe aver influito notevolmente sulla mia immaginazione, poi per via di una somiglianza impressionante tra il Gesù di Moore e il Jeff dei fratelli Duplass. Non parliamo di somiglianze fisiche, cazzo Gesù è Gesù, ma della loro comune ricerca di un qualcosa, un segno, un destino.Tutto e tutti sono interconnessi nell'universo.
Resta puro di cuore e riconoscerai i segni.
Segui i segni e svelerai il tuo destino.
Jeff
Resta puro di cuore e riconoscerai i segni.
Segui i segni e svelerai il tuo destino.
Jeff
Andiamo in ordine e cominciamo con il parlare del romanzo Il Vangelo secondo Biff. E' GENIALE. E' fottutamente GENIALE. Implicitamente significa che Christopher Moore è un fottuto genio. Cosa c'è di così tanto brillante in questa opera? Ogni passaggio oltre a ricollegarsi ad episodi arcinoti che pure le formiche conoscono, riesce a far riflettere e allo stesso tempo piegare in due dalle risate. L'introduzione di questo personaggio Levi, detto Biff, ha fatto si che le vicende venissero romanzate e leggermente modificate per fare spazio a questo maschio beta migliore amico del Messia. Da ateo non avevo mai trovato tanto affascinante la storia della vita del Nazareno se non nel musical Jesus Christ Superstar, entrambi estremamente fantastici.
Questo vangelo rimasto inedito per duemila anni a causa di un angelo, Raziel, maldestro ed estremamente stupido, viene scritto dal protagonista risuscitato nei nostri tempi per mettere luce in quegli anni bui nella vita del Signore, da quando è nato fino ai trent'anni, dopo i quali la sua esistenza viene testimoniata dagli apostoli attraverso i loro vangeli. E come conoscere quel periodo buio se non per mezzo dell'inseparabile amico del Messia? Qui nasce il vangelo di Biff, incazzato con gli altri apostoli per non essere mai stato nominato, che ci racconta la storia di Gesù alla scoperta della Divina Scintilla. Da adorare. L'umorismo di Moore non si ferma ai personaggi buffi, quando conoscerete Biff avrete tutto chiaro, ma prosegue nelle descrizioni, dello stile di vita di quel periodo e di quel dato posto (Medio Oriente e successivamente Estremo Oriente), e in mille altre cose, passando per vari generi letterari: dal fantasy, allo storico-biografico e al caro e vecchio romanzo di formazione. Per certi versi dissacrante, alla berlina praticamente tutte le religioni del pianeta, pungente, freddure micidiali, e con personaggi alquanto sarcastici, il sarcasmo è stato inventato da Biff!
Eccoci arrivati alla pellicola. Dopo aver parlato del primo sorprendente film dei fratelli Duplass (Cyrus) qualche settimana fa, adesso è giunto finalmente il momento della loro straordinaria seconda opera. Jeff, Who Lives at Home vanta la presenza di un attore principale fantastico per ruoli del genere e il suo Jeff all'inseguimento di un Kevin che gli lasci un segno, viene perfetto alla sua stazza, il grande Jason Segel. Questo personaggio puro di cuore sfrutta una serie di eventi che casualmente gli capitano davanti per poter ottenere una risposta, capire il suo scopo nella vita. Rispondendo al telefono sente chiedere di un certo Kevin e poi una serie di eventi apparentemente casuali lo porterà verso il suo destino. Sono molto bravi i due registi a tenere alto l'interesse dello spettatore dandoci un triplice racconto, narrando la vita in ufficio della madre di Jeff (interpretata da una sempre giovane Susan Sarandon) e quella del fratello in crisi matrimoniale (Ed Helms). Inoltre ci sono quelle zoomate improvvise a inquadrare dettagli significativi, awesome! Vitale, sketch spassosi lasciano spazio a situazioni drammatiche con prontezza, riprendendo quel seriocomedy già vissuto con Cyrus, e tutto sempre con la parola avventura in appendice. Dura poco e si guarda con piacere, cosa state aspettando?![]() Voto: 8,5 | ![]() Voto: 8 |
11 luglio 2012
The Way Back
02 luglio 2012
L'armata Brancaleone
![]() regia Mario Monicelli sceneggiatura Age e Scarpelli, Mario Monicelli soggetto Age e Scarpelli, Mario Monicelli anno 1966 genere Commedia, Avventura, Comico, Grottesco, Storico cast Vittorio Gassman Gian Maria Volontè Carlo Pisacane Gianluigi Crescenzi Ugo Fangareggi Catherine Spaak Folco Lulli Barbara Steele Luigi Sangiorgi Maria Grazia Buccella Enrico Maria Salerno ![]() ![]() ![]() | Una delle poche cose certe riguardo al nostro paese è che il cinema nostrano degli anni sessanta-settanta, spaccava. Un'altra delle cose certe è che la pasta come la fanno qui da noi non la fanno da nessuna altra parte. Un'altra cosa ancora è che se c'è Italia - Germania, vince l'Italia (e anche in questo Europeo abbiamo insegnato calcio ai mangiacrauti, si ma vuoi na volta due tre ma non imparano mai?! duri di comprendonio. E anche agli inglesi "calcio perfetto, evviva i nostri stadi". Sulla finale di ieri non dico niente). « Oh, gioveni! Quando vi dico "sequitemi miei pugnaci", dovete sequire et pugnare! Poche fotte! Se no qui stemo a prenderci per le natiche. » E questo è uno di quei film di quegli anni, diventato ormai famosissimo. Credo che tutti almeno una volta abbiano sentito il solo titolo, magari non tutti l'hanno visto, ma il titolo... e anche la canzoncina: Branca, Branca, Branca, Leon, Leon, Leon! Fiii...Bum! OKey? Brancaleone da Norcia, avventuriero per circostanza, cavaliere nell'anima, inetto di professione, parte per le Puglie alla ricerca dello ricco Feudo. Seguito dai suoi "soci" - tali in quanto all'accordo fatto di spartire in parti uguali le ricchezze del feudo di Aurocastro in Puglia - attraversa lo - in questo post mi viene da usare "lo" al posto di "il", apparentemente per nessun motivo - Bel Paese. Ma vuoi lo spirito dello nostro protagonista o l'intemperanza dello malo caballo Aquilante, prima di arrivare nella terra rossa si perdono in questo e quello - come direbbero gli Eelst, musici dello moderno tempo -. Insomma: imprevisti, deviazioni di percorso e circostanze paradossali. Personaggio stampato sul volto di Vittorio Gassman, prestazione strepitosa sia nella recitazione espressiva che verbale, con quella stramba parlata pseudolatina-volgare-dialettale e medievale. Medioevo nelle locazioni tipiche italiche, oggigiorno (che comprende il '66) mete turistiche ormai rinomate, e Medioevo negli splendidi costumi eccellenti, stupendamente vissuti ed comicamente esagerati. Medioevo pure nello spirito, zitti zitti e cacchi cacchi Age, Scarpelli e Monicelli hanno fatto una bella panoramica del nostro paese che fu, certo con qualche incongruenza storica (poche), facendo trapelare perfettamente il clima dell'epoca. Manigoldi, guardate! Lo cavaliere tiene al gruppo come un comandante di una nave tiene alla propria ciurma e alla fine pure il manipolo di scapestrati lo riconosce come tale. Questa, signori e signore è l'armata di Brancaleone. Un'armata veloce et ardita che sia veltro e lione al tempo istesso! Ormai il termine è entrato nel linguaggio comune: "io e te semo 'n'armata brancaleone" no scherzo; questa "armata brancaleone riesce ad arrivare in finale" o "partito organizzato come un'armata brancaleone" o "l'armata brancaleone che governa il paese". Questo film non è circoscrivibile ad un solo genere cinematografico, perchè riesce ad essere commedia e dramma, avventuroso e comico, maccheronico e grottesco. Per le molteplici similitudini con il Don Chisciotte della Mancia di Cervantes, si potrebbe quasi definirlo picaresco. Sarebbe un grosso delitto racchiudere in un solo campo un film tanto completo. Non ha bisogno di limiti. Non so voialtri ma al mio modesto parere, quando ciò accade, considero l'opera un Capolavoro. DOV' E' IL PIGLIO DELL'UOMO D'ARMI ? VIA LE GRANDI LORDURE ! VIA GLI STRACCI PENDULI, LE "CACCAVELLE" E I VELLI. DISCIPLINA. FUORI I PETTI, SIAMO L'ARMATA BRANCALEONE, SANGUE DI GIUDA.
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05 febbraio 2012
War Horse
![]() | regia. Steven Spielberg sceneggiatura. Richard Curtis, Lee Hall soggetto. Michael Morpurgo anno. 2011 genere. Guerra, Drammatico cast. Jeremy Irvine, Emily Watson, Peter Mullan, David Thewlis, Toby Kebbell, Tom Hiddleston | Tra le colline della contea di Devon nasce il cavallo Joey. Viene acquistato dai Narracott per arare il terreno, anche se le sue attitudini sono ben altre. Da subito il giovane Albert si affeziona all'animale, ma i loro destini si separeranno. Joey viene venduto ad un ufficiale di cavalleria. Diventando cavallo da guerra. |
07 gennaio 2012
The Flowers of War
![]() | regia. Zhāng Yìmóu sceneggiatura. Heng Liu soggetto. Geling Yan anno. 2011 genere. Drammatico, Storico cast. Christian Bale, Ni Ni, Zhang Xinyi, Huang Tianyuan, Han Xiting, Zhang Doudou, Yuan Yangchunzi, Shigeo Kobayashi, Tong Dawei, Atsuro Watabe | In una cattedrale di Nanchino, trovano rifugio quei pochi civili rimasti. Un gruppo di prostitute. Le ragazze del convento. Poi un prete d'eccezione, che cerca di proteggere quanto possibile. Nel 1937 l'esercito imperiale giapponese invade la città, capitale della Repubblica di Cina. |
08 novembre 2011
Frost/Nixon
![]() | regia. Ron Howard sceneggiatura. Peter Morgan anno. 2008 genere. Drammatico cast. Michael Sheen, Frank Langella, Kevin Bacon, Sam Rockwell, Matthew Macfadyen, Oliver Platt, Rebecca Hall | Stati Uniti d'America, anno 1972, scoppia lo scandalo Watergate. Sotto accusa, l'allora presidente in carica Richard Nixon, decide di annunciare le proprie dimissioni il 9 agosto 1974. |
Regno unito, il presentatore di talk show David Frost rimane affascinato dal potere mediatico del presidente dimettente, tanto da volerne approfittare immediatamente proponendo a Nixon un'intervista, dispendiosa ma che garantirebbe una fonte di guadagno enorme, sfruttando le giuste pubblicità. Questa intervista, il duello, avviene il 1977. Nixon logorroico in maniera da prenderlo a scarpate in faccia pur di non sentire le sue parole. Frost (dal sorriso altrettanto irritante) agnellino indifeso capace di trasformarsi in leone al momento giusto.
Duello sezionato in quattro riprese in modo da variare le argomentazioni su più fronti e permettendo così al presidente di spiegare e giustificare scelte pesanti, contrastanti rispetto al patto fatto con gli elettori. Dalla storica intervista, Nixon crolla definitivamente, confessa le proprie inadempienze e porge le sue scuse al popolo americano tradito.
Cronologicamente questo film andrebbe visto dopo l'ottimo Tutti gli uomini del presidente. In questo modo attraverso le indagini dei giornalisti Carl Bernstein e Bob Woodward (rispettivamente Dustin Hoffman e Robert Redford) si può avere una più chiara idea della situazione.
Premesso che da questa parte dell'oceano tale dibattito possa essere considerato insignificante, rimane tuttavia un simpatico film sportivo senza azione (oltre al lato storico, per chi fosse interessato). Infatti il duello sembra costruito come un incontro di boxe, senza però il fascino delle botte. Ci si deve accontentare della "violenza" verbale.
Duello sezionato in quattro riprese in modo da variare le argomentazioni su più fronti e permettendo così al presidente di spiegare e giustificare scelte pesanti, contrastanti rispetto al patto fatto con gli elettori. Dalla storica intervista, Nixon crolla definitivamente, confessa le proprie inadempienze e porge le sue scuse al popolo americano tradito.
Cronologicamente questo film andrebbe visto dopo l'ottimo Tutti gli uomini del presidente. In questo modo attraverso le indagini dei giornalisti Carl Bernstein e Bob Woodward (rispettivamente Dustin Hoffman e Robert Redford) si può avere una più chiara idea della situazione.
Premesso che da questa parte dell'oceano tale dibattito possa essere considerato insignificante, rimane tuttavia un simpatico film sportivo senza azione (oltre al lato storico, per chi fosse interessato). Infatti il duello sembra costruito come un incontro di boxe, senza però il fascino delle botte. Ci si deve accontentare della "violenza" verbale.
12 ottobre 2011
Zatōichi
![]() | regia. Takeshi Kitano sceneggiatura. Takeshi Kitano soggetto. Kan Shimozawa anno. 2003 genere. Jidai-geki cast. Takeshi Kitano, Yuuko Daike, Daigorō Tachibana, Gadarukanaru Taka, Michiyo Ookusu, Tadanobu Asano | Il massaggiatore cieco, chiamato Zatoichi, dalla dimora non fissa, il vizio per il gioco d'azzardo e il bastone-katana. Arriva in un paesino sconosciuto dando modo alla sua storia di intrecciarsi con quella delle due geisha in cerca di vendetta, della zia O-Ume e del nipote, e del valoroso samurai Gennosuke Hattori. |
Takeshi Kitano in triplice veste di regista, sceneggiatore e attore protagonista. Il suo è un adattamento cinematografico di un celebre personaggio letterario giapponese che per l'appunto vede realizzare in patria molteplici trasposizioni sulla sua figura. Un rifacimento americano del personaggio, per farsi un'idea, è reso famoso dall'illustre Rutger Hauer nel film Furia cieca.
Il maestro Akira Kurosawa ha sempre richiamato l'attenzione dei "giovani" cineasti giapponesi, inevitabile realizzare un film in quell'ambientazione storica senza passare per film che proprio quell'ambientazione hanno magistralmente e fedelmente riprodotto. Quindi come si può capire Kitano omaggia ampiamente e giustamente il grande maestro nipponico.
Nella pellicola non mancano le parti divertenti, grazie al fantozziano nipote e al grottesco aspirante samurai che si aggira per la dimora della zia in mutandoni, urlando e impugnando una lancia. Pregevole la colonna sonora, la quale raggiunge l'apice di simbiosi con le immagini nel ritmato lavoro dei campi dei contadini e nella scena di ballo finale. Di ottimissima fattura le scene di duello tra la furia cieca e le guardie samurai, con combattimenti visivamente impressionanti.
Viene fatto largo uso del flashback per raccontare il passato dei personaggi, la principale ragione che li ha condotti in quel paesino in quel determinato momento.
Il maestro Akira Kurosawa ha sempre richiamato l'attenzione dei "giovani" cineasti giapponesi, inevitabile realizzare un film in quell'ambientazione storica senza passare per film che proprio quell'ambientazione hanno magistralmente e fedelmente riprodotto. Quindi come si può capire Kitano omaggia ampiamente e giustamente il grande maestro nipponico.
Nella pellicola non mancano le parti divertenti, grazie al fantozziano nipote e al grottesco aspirante samurai che si aggira per la dimora della zia in mutandoni, urlando e impugnando una lancia. Pregevole la colonna sonora, la quale raggiunge l'apice di simbiosi con le immagini nel ritmato lavoro dei campi dei contadini e nella scena di ballo finale. Di ottimissima fattura le scene di duello tra la furia cieca e le guardie samurai, con combattimenti visivamente impressionanti.
Viene fatto largo uso del flashback per raccontare il passato dei personaggi, la principale ragione che li ha condotti in quel paesino in quel determinato momento.
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