Titolo Shada
Autore Gareth Roberts
Prezzo 14,00 €
Dati 2013, 365 p.
Editore Mondadori
Gareth Roberts scrive questo libro partendo dalla sceneggiatura del genio assoluto Douglas Adams. Questo copione fu scritto in fretta da Adams per rimpiazzare il lavoro da lui preparato per l'episodio conclusivo della diciassettesima stagione (della serie classica) e in un certo senso si legò al dito il fatto di non essere riuscito a scrivere come voleva lui la storia. L'episodio esiste realmente e non andò in onda nel 1980 per uno sciopero della BBC, infatti non riuscirono mai a finire di girarlo (nel '92 uscì una videocassetta con le scene recuperate).
Quello che fa Gareth Roberts è completare il lavoro che Adams non ha avuto il tempo di finire per i tempi ristretti di produzione (un weekend) e che per motivi televisivi è stato tagliato e modificato rispetto alla scrittura originale. La genialità dell'autore della trilogia in cinque parti della guida intergalattica si percepisce in ogni pagina e Roberts lo conosciamo bene (autore di alcuni episodi di Doctor Who proprio come Douglas Adams), si fa sentire (per il meglio).
A cinque anni Skagra stabilì categoricamente che Dio non esisteva. La maggior parte degli abitanti dell'universo, davanti a una simile rivelazione, reagisce in due modi: sospirando di sollievo o sprofondando nello sconforto. Solo Skagra se ne uscì con: « Ah, vuol dire che il posto è libero ».
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02 gennaio 2014
Doctor Who: Shada - L'avventura perduta di Douglas Adams
16 ottobre 2013
Doctor Who: The Movie
Il Dottore si ferma nel 1999 a San Francisco a causa del malefico Maestro (Signore del Tempo e acerrimo nemico del Dottore e proveniente anche lui da Gallifrey). Uscito dal Tardis incappa in una diatriba locale e viene ferito con un colpo di arma da fuoco. Portato urgentemente in ospedale non ci sarà niente da fare per la settima incarnazione del Dottore che si rigenererà nella sua Ottava forma (che appare solo per questi ottanta minuti) con il volto di Paul McGann.
Nel frattempo il The Master si è infiltrato nel corpo di un paramedico, ma solo temporaneamente perchè il suo scopo è quello di ottenere il corpo dell'unico altro Signore del Tempo presente sul pianeta. Grazie all'aiuto di una dottoressa (la compagna del dottore in questo film) uscita pazza per le stranezza di John Smith, il paziente dichiarato morto poche ore prima e che ora parla allegramente nel suo salotto con un volto diverso e dichiarando di essere un alieno, il Dottore, che appena rigenerato ha perso la memoria (una delle possibili conseguenze della rigenerazione), cerca di fermare la perfidia del Maestro grazie ad un orologio atomico al Berillio. Siamo vicinissimi alla mezzanotte del capodanno 2000 e mancano poche ore alla fine del 1999. (vi ricordate il Millennium Bug????)
Questo film esce sette anni dopo l'interruzione della ventiseiesima stagione di Doctor Who, con lo scopo di riportare in auge la celebre serie britannica. A causa degli scarsi successi fuori dal paese (in Gran Bretagna molto popolare e seguitissimo) non fu più iniziato il progetto di riprendere la serie televisiva con un reboot. Ci penserà la BBC Wales nel 2005 con una favolosa serie ancora in programma e con all'attivo sette stagioni, una in uscita, e tre/quattro nuovi Dottori (in ordine: Christopher Eccleston, David Tennant, Matt Smith e l'atteso Peter Capaldi).
Il film tv potrebbe benissimo essere considerato uno degli speciali natalizi che tanto ci piacciono e che Steven Moffat ci regala regolarmente. Diretto da Geoffrey Sax e scritto da Matthew Jacobs, il film che mi piace considerare una puntata si porta dietro il pesantissimo fardello di un franchise seguito da molti. Non mancano gli effetti speciali (non sono neanche tanto malvagi), siamo ai primordi della CGI, e non mancano i dialoghi-monologhi accelerati del Dottore in cui si capisce solo (se lo guardate in lingua originale e lo dovete fare) che è un fottuto idolo.
Nel frattempo il The Master si è infiltrato nel corpo di un paramedico, ma solo temporaneamente perchè il suo scopo è quello di ottenere il corpo dell'unico altro Signore del Tempo presente sul pianeta. Grazie all'aiuto di una dottoressa (la compagna del dottore in questo film) uscita pazza per le stranezza di John Smith, il paziente dichiarato morto poche ore prima e che ora parla allegramente nel suo salotto con un volto diverso e dichiarando di essere un alieno, il Dottore, che appena rigenerato ha perso la memoria (una delle possibili conseguenze della rigenerazione), cerca di fermare la perfidia del Maestro grazie ad un orologio atomico al Berillio. Siamo vicinissimi alla mezzanotte del capodanno 2000 e mancano poche ore alla fine del 1999. (vi ricordate il Millennium Bug????)
Questo film esce sette anni dopo l'interruzione della ventiseiesima stagione di Doctor Who, con lo scopo di riportare in auge la celebre serie britannica. A causa degli scarsi successi fuori dal paese (in Gran Bretagna molto popolare e seguitissimo) non fu più iniziato il progetto di riprendere la serie televisiva con un reboot. Ci penserà la BBC Wales nel 2005 con una favolosa serie ancora in programma e con all'attivo sette stagioni, una in uscita, e tre/quattro nuovi Dottori (in ordine: Christopher Eccleston, David Tennant, Matt Smith e l'atteso Peter Capaldi).
Il film tv potrebbe benissimo essere considerato uno degli speciali natalizi che tanto ci piacciono e che Steven Moffat ci regala regolarmente. Diretto da Geoffrey Sax e scritto da Matthew Jacobs, il film che mi piace considerare una puntata si porta dietro il pesantissimo fardello di un franchise seguito da molti. Non mancano gli effetti speciali (non sono neanche tanto malvagi), siamo ai primordi della CGI, e non mancano i dialoghi-monologhi accelerati del Dottore in cui si capisce solo (se lo guardate in lingua originale e lo dovete fare) che è un fottuto idolo.
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| Paul McGann che interpreta il Dottore; tutte le battute del Dottore; Doctor Who? | |||||
| Il Maestro non è tra i miei antagonisti preferiti; il cacciavite sonico non appare quasi mai; film tv. | |||||
13 aprile 2013
Somewhere in Time, parte III
Eccoci arrivati alla terza parte della serie di post dedicati alle macchine del tempo, iniziata cinque mesi fa e replicata ancora tre fa... per chi se li fosse persi ecco i primi due episodi:
Caught Somewhere in Time, parte I
Somewhere in Time, parte II
ma oggi siamo qui con il terzo ineffabile episodio e lasciamoci il passato alle spalle.
Il manipolatore del vortice temporale è una specie di orologio da polso elaborato, manipolato, che permette di viaggiare teletrasportandosi nello spazio e nel tempo attraverso il Time Vortex. Lo vediamo indosso al Captain Jack Harkness nelle prime stagioni della serie e anche al polso della moglie del Dottore, River Song.
Dalla mente del pluri-candidato al Golden-Gol, Matt Groening il settimo episodio della sesta stagione della serie animata ambientata nel 3010 d.C. La macchina del tempo del professor Farnsworth che va solo nel futuro e l'inestimabile intelligenza di Fry.
08 febbraio 2013
Somewhere in Time, parte II
Continua la serie di post dedicati alle macchine del tempo, iniziata due mesi fa (...porca vacca come passa il tempo) con la prima parte Caught Somewhere in Time, parte I e che proseguirà ancora in futuro.
Jean-Claude Van Damme che salta nello spazio con una spaccata volante... siete ancora qui a leggere questo post, correte a vedervi il film!
Dalla mente di H. G. Wells, la ritroviamo nel formato 1960 e nel formato 2002 grazie al bisnipote di Wells (il regista Simon Wells), The Time Machine con protagonista Guy Pearce. Forse i più giovini ricordano l'episodio della serie The Big Bang Theory, The Nerdvana Annihilation.
Jean-Claude Van Damme che salta nello spazio con una spaccata volante... siete ancora qui a leggere questo post, correte a vedervi il film!
Dalla mente di H. G. Wells, la ritroviamo nel formato 1960 e nel formato 2002 grazie al bisnipote di Wells (il regista Simon Wells), The Time Machine con protagonista Guy Pearce. Forse i più giovini ricordano l'episodio della serie The Big Bang Theory, The Nerdvana Annihilation.
02 novembre 2012
Due film co-sceneggiati dalla giovane Brit Marling: Another Earth e Sound of My Voice
SOUND OF MY VOICE di Zal Batmanglij
Parto da quello che ho visto prima, cioè settimana scorsa cioè Sound of My Voice.
La trama è molto semplice e vede due giornalisti che si infiltrano in una setta capeggiata da una futurista. Non una fanatica di Filippo Tommaso Marinetti ma una del futuro, che insinua di venire dal 2054, anno di carestie e desolazione. Sarà vero?
Per come strutturata, sobriamente e full cheap style, e per la tematica dei viaggi nel tempo, la pellicola mi ha ricordato il COMPLESSISSIMO Primer. Fortunatamente in questo il lato scientifico del viaggio nel tempo è passato in terzo-quinto piano e ha preso maggior spazio la parte psicologica e narrativa (ma molto semplice).
La verità non viene mai rivelata, si intuiscono solo le probabili alternative. Viene lasciata la possibilità di scegliere alla discrezione di ogni spettatore, quella alternativa a cui si è disposti a credere. Il finale è sconvolgente, spiazzante inatteso e consolatorio. Bello.
ANOTHER EARTH di Mike Cahill
Another Earth invece non avevo nessuna intenzione di vederlo, almeno fino a quando non ho visto l'altro. Dopo aver visto l'altro è stato il primo film che ho voluto recuperare. Del genere Fantascienza Senza Effetti Speciali fino al midollo (e midollo di film è midollo duro) ricopre una trama più strutturata del primo, sono presenti più vaneggiamenti registici e viene lasciato più spazio ai virtuosismi attoriali. Più film, insomma. Anche se non sono comparabili.
L'involucro fantascientifico serve a proteggere un nucleo (da non confondere con il midollo, sono due cose completamente differenti) profondamente drammatico e ci riesce perfettamente. Buoni sviluppo e personaggi. Mitico il bidello indiano cieco... e poi sordo. È il mio idolo.
Bellissima l'idea di una Terra speculare alla nastra (o la nostra è il riflesso) con una perfetta sincronicità della materia. Nel momento stesso in cui ti accorgi del riflesso, cioè guardi l'altro pianeta nel cielo, spezzi la sincronia con il corrispettivo te stesso. Bello. Il finale è sconvolgente, spiazzante inatteso e consolatorio.
P.S.: Brit Marling, mi sono innamorato di te!
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