09 aprile 2016

As Above, So Below



" 'Come in alto, così in basso.' Si dice che questa frase sia la chiave di tutta la magia.
Significa che ciò che è dentro di me è al di fuori di me.
Come in cielo, così in Terra.
Come sono io, così sono le mie cellule, così sono i miei atomi, così è Dio.
In pratica, il mondo è come credo che sia."


C'è stato un periodo, qualche anno fa, in cui era di moda il mockumentary... quasi come se un buon film dell'orrore dovesse esserlo per forza per fare paura, e ce ne sono stati tanti che hanno sfruttato questo format, riuscendo e non riuscendo. Ci sono casi in cui è stato usato come pretesto, altri invece in cui tutto il film è stato costruito intorno a questo. Personalmente dico che a me fanno parecchio paura, perchè mi coinvolgono molto però altri lo trovano ridicolo e divertente... dipende dai gusti. Tra film di questo genere che però porto nel cuore ce ne sono veramente una manciata e così a memoria potrei citare Lake Mungo (forse il più riuscito), The Tunnel (rimanendo in terra australiana) e Creep (film indipendente veramente bello, in cui recita il mio idolo Mark Duplass yeehh). Questi forse sono quelli meno conosciuti, però ci sono anche quelli ben noti a tutti che a me non sono dispiaciuti affatto, tralasciando va beh poi le varie serializzazioni che hanno portato vari titoli a cadere (REC, Paranormal Activity, ecc). Comunque sta di fatto che è un genere che mi piace molto, quindi...

Questo As Above, So Below è un filmettino che racchiude dentro di se tutta la bellezza del genere. Bassissimo budget, veramente con pochi fronzoli, dritto al punto. Le pretese però sono altissime, perchè si vuole portare in scena l'inferno, o meglio, la rappresentazione di esso secondo la concezione geografica dantesca. Questa troupe di archeologi è alla ricerca della pietra filosofale, che secondo antichi scritti, si trova nelle profondità delle catacombe parigine. Solo che più si addentrano in queste catacombe più si rendono conto che la strada per uscirne sarà ben più insidiosa, superano il punto di non ritorno appena varcano una porta con scritto "Lasciate ogni speranza, o voi che entrate" (la scritta sopra la porta dell'inferno). Ogni personaggio deve affrontare i propri incubi, gli scheletri nell'armadio e i fantasmi del passato; non tutti ci riusciranno?! Solo vedendolo vi accorgerete di quanto sia stata ben interpretata la concezione di inferno, secondo il mio parere, sono rimasto sbalordito io stesso nel trovare così tanta roba in un film così marginale e quasi anonimo. Sono venuto a conoscenza di questo titolo solo perchè c'è stato un periodo l'anno scorso in cui mi ero messo di spirito a vedere ogni sera un film horror di recente uscita, ne ho visti parecchi e di molti mi sarebbe piaciuto parlarne, e magari lo farò, di certo ho voluto cominciare con questo.
Come recita La Taupe, personaggio enigmatico ed emblematico del film, "The only way out is down": l'unica via per uscirne è scendere. Ogni personaggio, per uscire dal "proprio inferno" deve affrontare le paure più recondite che porta dentro... e solo con una approfondita analisi della propria coscienza si può venire fuori dall'unico inferno che questa Terra ci ha dato conoscere, l'inferno che ci siamo creati noi stessi dentro di noi.
Cinematograficamente parlando mi piacerebbe vedere una trasposizione dell'inferno Dantesco, da sempre, e questo film, con i suoi modesti mezzi ed estrapolando ogni metafora o riferimento politico dell'opera del noto poeta-scrittore (che si potete dire che sia quella l'unica sensatezza di quell'opera e non vi do torto però il fascino di quelle raffigurazioni possono benissimo esistere anche da se, imho), non mi ha deluso perchè molto più psicologico di quello che si potrebbe pensare.


7 s:7.5 r:6 c:6
s= sceneggiatura; r= regia; c= cast;
titolo italiano Necropolis - La città dei morti
ultimamente mi viene da scrivere prorpio a posto di proprio, non badateci. Credo di averli corretti tutti.

03 aprile 2016

Blue Dragon


Se si potesse fare una similitudine tra il mondo manga e quello videoludico direi che questo Blue Dragon è molto shonen, come target. Ci sono manga shonen che mi piace leggere nonostante l'età che non ho più e questo videogioco non è da meno, mi sono divertito a giocarlo.

I personaggi sono caratterizzati bene e stilisticamente perfetti, qui lo zampino di Akira Toriyama che ha curato il chara design, e sono tutti inseriti nella storia in modo propizio. E come dicevo riguardo al target, sono quasi tutti bambini, quindi si presume che il gioco sia indirizzato ad una certa fascia d'età... ma non per questo mi è sembrato di poco valore, anzi, c'è tanta roba meritevole. Al di là del comparto tecnico curato benissimo in più dettagli. La grafica ricorda tantissimo quella di Dragon Quest (faccio riferimento al capitolo VIII uscito per ps2, l'unico che io abbia giocato) e non solo per il fatto che entrambi siano disegnati dal sensei Toriyama, ma soprattutto per lo stile cartonesco o dragonballonesco (passatemi il neologismo).
La storia, scritta da Sakaguchi, coinvolge parecchio e questo mi ha spinto a concludere il gioco in relativamente breve tempo (rispetto ai miei standard degli ultimi tempi).
Le missioni secondarie non sono tantissime, mi pare di ricordare, se non altro non lo ricordo per queste sicuramente, e questo permette di non perdere il filo del racconto se non nei momenti dedicati al livellamento dei personaggi. Come gioco non è difficilissimo, gli unici nemici che mi hanno un poco messo in crisi sono stati i draghi leggendari (quest secondarie) che comunque possono essere evitati se si vuole seguire solo la storia e concludere il gioco.

Il brutto, ma veramente il brutto, è la totale assenza di armi in quanto le azioni offensive vengono svolte esclusivamente dai draghi evocati da ciascun personaggio (sorta di esper, se consentite il parallelismo con Final Fantasy). Certo ogni drago è customizzabile con determinate caratteristiche ma gli attacchi si limitano al corpo a corpo (cazzotti) o alle magie nere varie. Questa secondo me è la più grande mancanza del gioco perchè gli rpg, non dico tanto, ma trovano grande fascino proprio grazie alla possibilità di scegliere la spada, per fare un esempio di arma, fra numerosi modelli.... per dire, generalmente mi gasa anche soltanto trovare una determinata arma e poterla utilizzare e in Blue Dragon ho sentito questa mancanza di emozioni, i draghi come tecnica di attacco non sono stati una scelta molto emozionante dal mio punto di vista.

Fiore all'occhiello di questo titolo, e lo dico gasandomi un casino, è che può vantare di avere una canzone nella sua ost cantata da nientepopodimeno che Ian Gillan, sentito bene, lo storico cantante dei Deep Purple, dalla voce elettrizzante, da molti considerata "la migliore" voce rock di sempre.
Questa sua presenza la si deve a Nobuo Uematsu, si proprio lui (infatti è il noto compositore a curare le musiche del gioco), grande fan del cantate che fra parentesi è famosissimo in giappone (ricordiamo l'album live Made in Japan inciso dai Deep Purple, che consiglio vivamente - da riascoltare e riascoltare). Ebbene la traccia in questione, cantata da Ian, all'interno del gioco la si può ascoltare quando si affrontano i vari boss... giuro che ogni cavolo di volta che quelle note attaccavano, io partivo di headbanging, non curandomi affatto del boss di turno xD
Eternity la più bella boss fights di sempre \m/


Impressione pubblicata anche su Pick a Quest

27 marzo 2016

The wonderful legend of Toto


Una rivisitazione del grande classico Il mago di Oz. Ambientazione post-apocalittica. Personalmente adoro le rivisitazioni e questa è molto coinvolgente, poi il contesto post-apocalittico rende la storia pane per i miei denti. Shonen dei più classici, combattimenti super movimentati e molto coinvolgenti, disegnato molto bene. Disegni che ricordano Pītā Pan no Bōken, per il chara design più che altro, ma che si discostano in quanto molto originali. Storia conosciutissima ma non per questo noiosa o che passa in secondo piano, anzi il lettore (parlo per quello che ho provato io) rimane curioso, pagina dopo pagina, di vedere come vengano trasposte le varie figure presenti nel libro di L. Frank Baum, il leone senza coraggio, l’uomo di latta senza il cuore e lo spaventapasseri senza cervello. Ed è proprio lo spaventapasseri ad essere protagonista di questa avventura, Kakashi, che accompagna la piccola Dorothy verso Emerald, conosciutisi questi due in seguito ad un incontro del tutto casuale.

Subito dalle primissime pagine ci si trova difronte ad una storia dal ritmo ferrato, con subitissimo dei colpi di scena inaspettati. La particolarità della storia, che si discosta dal libro originale e ottima trovata dell’autore, risiede in quel elemento che è stato usato per rendere questo adattamento fruibile per diventare un manga shonen, il braccialetto dotato di potere che conferisce a Kakashi un’arma formidabile capace di contrastare il più temibile dei nemici, che loro denominano “Toto”, nome del manga appunto e nome del cagnolino della piccola Dorothy nel romanzo originale dello scrittore statunitense. Per dare logica a questa scelta l’autore delinea quest’arma con fattezze canine, ricollegando il tutto e dando un senso alla cosa. Sulla loro strada si frappone il temibile esercito di Nassa, desideroso di entrare in possesso di questo braccialetto magico per fini malefici. Ad aiutare il gruppo ci saranno vari personaggi tra cui il leone e l’uomo di latta, ma non illudetevi che sia così banale la questione perchè anche questi saranno a loro modo reinventati in maniera eccezionale e molto divertente. Unica pecca rimane il finale, troncato quando ancora manca tanto all’arrivo a Esmerald e che lascia in sospeso con una necessaria seconda serie che qui in Italia purtroppo non è facilmente trovabile. Rimane da sperare di poter leggere i capitoli successivi, perchè la storia merita davvero, seppur con le dovute proporzioni rispetto a grandi titoli di genere.

7.5

AniList review

17 marzo 2016

Leviathan

Abbandonata l'esperienza Twitter torno su questa piattaforma in parole povere perchè mi è venuta voglia di scrivere qualcosa di un po' più elaborato che i semplici 140 caratteri imposti dal social mi impedivano di fare, ma poi anche perchè mi ero scocciato di esprimere concetti concisamente, che in tutta franchezza ammazzavano la mia poca voglia di ragionare, ammazzavano quei pochi neuroni che mi entravao in circolo quando provavo a scrivere qualcosa (il lavoro non nominiamolo perchè quello di neuroni me ne brucia abbastanza). Non pensavo più, non ragionavo, invece tenere un blog richiede questo passaggio mentale in più che voglio in un certo senso riscoprire. Ricerca e sviluppo, here I come!

In questo periodo ho scoperto il piacere di legger i manga, che in tutta la mia vita non avevo mai letto. Ho tralasciato parecchie uscite cinematografiche e a dirla tutta non ho guardato tantissimi film in generale. Mi sono dedicato maggiormente alle serie tv, parecchie serie tv, e ne ho scoperte di veramente deliziose. Ma questo primo post del 2016 lo voglio aprire con un film, pur sempre rimangono la mia grande passione. Spero di essere maturato un pochino di più rispetto a quando ho lasciato, sia dal punto di vista della scrittura che di quello delle analisi.


Parliamo di questa storia. Nikolaj non accetta che il sindaco del suo paese voglia prendere possesso del suo terreno per costruirci chissà cosa. Chiama in suo aiuto un amico avvocato per muovere causa al tipo. Ma il sindaco detiene il potere e per quanto Nikolaj si sforzi di contrastarlo, non può veramente nulla. La sua solitudine di fronte a tutto ciò non gli lascia scampo e come se non bastasse gli fanno da contorno una relazione complicata con il figlio e con la seconda moglie che vede sfuggirgli di mano.

Questo film pone di fronte l'individuo da una parte e il potere che comanda dall'altra. Come il tema portante anche il titolo è un chiaro riferimento all'opera di Hobbes (filosofo studiato nel periodo scolastico e che quindi ricordavo a spanne), il Leviatano per l'appunto. Per comprendere questo film non serve sapere alcunché riguardo a questa opera perchè le cose mostrate si capiscono perfettamente per quello che vogliono rappresentare, anzi potrebbero queste immagini avere la funzione di introdurre lo studio del filosofo britannico. La colonna portante di questo film non si limita a questa contrapposizione individuo/stato, ma prende forma attorno alla figura del personaggio biblico di Giobbe, richiamato per l'appunto in un dialogo verso la fine del film, tra Nikolaj e il prete. Giobbe, distrutto dalla collera di Dio non rinnegò mai la sua fede ma anzi è proprio accettando il volere dell'Eterno che venne ripagato con una vita prosperosa. Questo passaggio biblico me lo sono dovuto leggere perchè non mastico bene l'argomento, soprattutto perchè mi manca totalmente un'istruzione religiosa avendo sempre chiesto l'esonero durante tutta la scuola dell'obbligo (escludendo forse solo le elementari). Un po' mi dispiace di non avere questo tipo di cultura perchè rimane sempre un qualcosa da conoscere, al di là del fatto che non si possano vedere certe cose dal punto di vista imposto dalla chiesa. Tramite Giobbe si tira in ballo la chiesa e ci si ricollega al lavoro di Thomas Hobbes citato prima, con lo stato e la chiesa. Secondo Hobbes il potere di queste due fazioni devono coincidere in una sola persona e il potere dello stato non dove categoricamente provenire da Dio. All'interno di questo film troviamo l'accostamento del protagonista Nikolaj con Giobbe e il personaggio del sindaco con quello del sovrano di Hobbes, anche se di fatto non detiene il potere spirituale che però rimane nelle mani di un suo amico quindi in pratica è come se lo fosse, almeno io lo interpreto così. Indicative le immagini finali in cui -SPOILER- viene mostrato questo sindaco in una chiesa costruita proprio dove prima sorgeva la casa del protagonista -FINE SPOILER-.

Il film tecnicamente è ineccepibile. Fotografia sublime, i paesaggi mostrati sono incantevoli. Le sequenze che mostrano i relitti delle imbarcazioni, le carcasse delle balene, rimangono un passaggio cinematografico che rimarrà nei miei ricordi. Forte la sensazione che scatena vedere queste immagini. Oltre ciò, encomiabile la scena in cui il giudice sciorina la sentenza davanti al protagonista. Una sequela di emendamenti, che sembrano parole al vento totalmente vuote e insignificanti (almeno per uno come me che di legge non capisce assolutamente un acca), che lasciano Nikilaj con uno sguardo vacuo, impotente difronte al Leviatano.

"Puoi tu prendere con l'amo il leviatano
o con funi legarne la lingua?
Ti porgerà forse molte suppliche?
Ti rivolgerà dolci parole?
Non v'è sulla terra uno a lui somigliante.
Egli è il re di tutte le bestie feroci."



8.5 s:8.5 r:9 c:7.5

s= sceneggiatura;
r= regia;
c= cast;

31 ottobre 2015

Deathgasm \m/ \m/



directed by Jason Lei Howden
written by Jason Lei Howden
release dates 2015
genre comedy horror

Deathgasm
heavy metal, corpse paint & death


Dalla Nuova Zelanda.
Cosa succede quando si suonano le note dello spartito "Vocavitque rex daemonia"? A scoprirlo sono quattro ragazzi di una band death metal, i Deathgasm. A capo del gruppo c'è il bassista Zakk (as Tom Araya, voce e basso), il più figo tra gli insoliti personaggi di questa storia, metallaro cazzuto, lavora come meccanico con il padre e sue sono le idee più stravaganti e divertenti. A seguirlo in ogni sua trasgressione c'è Brodie (chitarrista), protagonista del film e vittima insieme agli altri due componenti della band (nerd totali) di episodi di bullismo da parte del cugino di quest'ultimo. Per Brodie l'heavy metal è una vera e propria valvola di sfogo, come lo dimostrano i voli pindarici che lo proiettano sul monte del metallo circondato da groupie mentre si appresta a suonare assoli spaventosi.
Dopo che Zakk e Brodie trovano il manoscritto citato prima, nella villa di un noto musicista famoso per i suoi testi satanici, poco ci mettono a scoprire la magia nera che nasconde quella melodia. Una volta suonate le note nere, la canzone riporta sulla terra il famelico Aeloth, re dei Demoni.



Ricorda molto il primo Peter Jackson sia per quanto riguarda il genere horror demenziale a tinte splatter sia per il fatto di essere una produzione neozelandese interamente girata in Nuova Zelanda, paese natale del noto regista.
E che dire del film? Non molto in realtà, perchè al di là della trama che può essere considerata una delle più canoniche, il resto non è che un tripudio di trash da gustare di minuto in minuto. Adesso devo premettere che il mio giudizio non è che si possa tanto prendere in considerazione... ogni dannatissimo film che vedo con la minima traccia di qualcosa inerente all'heavy metal, diventa istantaneamente un capolavoro da consigliare a tutti (for example Málmhaus). Mi brillano gli occhi di fronte a pellicole così. E come se non bastasse il signor regista ha voluto strafare, portando sul palmo di una mano il tema principale del satanismo relazionato al metallo pesante (su cui se ne sono sentite di tutti i colori, brani ascoltati all'incontrario, "bestie di satana", etc.) ironizzandone la nomea, ha inserito toccate di splatter calibrate e mai superflue - che non hanno niente da invidiare alla demenzialità vista in film di alto spicco e ormai diventati cult del genere - e momenti di totale divertimento. Il risultato finale è un misto del cinema horror degli anni passati e di quello dei giorni nostri (come il più recente This Is the End e John Dies at the End). Pensando alle scene con i volti pitturati stile corpse paint inevitabilmente mi è venuto in mente Detroit Metal City, da cui secondo me il regista ha attinto qualcosa. Visto che siamo ad Halloween, non perdetevelo! Mi sono proprio divertito guardandolo e spero che possa succedere anche a voi.
Stay creepy!

regia 8 7.5
sceneggiatura 7
cast 7
- Heavy Fuckin' Metal everywhere;
- elettrizzante, totalmente divertente;
- make-up dei demoni realizzato egregiamente;
- splatterfest;
- #BrutalAsFuck
- tante idee, forse era meglio farci una serie tv, 86
minuti troppo pochi per esprimerle al meglio



29 marzo 2015

Metalhead \m/

Dopo più di due anni finalmente torno ad avere un portatile con lo schermo funzionante! Computer nuovo, vita vecchia. Stay creepy!

Metalhead - Málmhaus
(Metallara)
Dall'Islanda.
Una perla rara per gli amanti del metallo. Con le note dei Megadeth in sottofondo (ma sono tante le citazioni delle band Heavy Metal storiche) la storia ci pone di fronte alla vita di Hera e alla sua difficoltà di superare un lutto.
Un prete metallaro - con tanto di Eddie (mascotte degli Iron Maiden) tatuato sulla spalla - saprà comunicare con lei. E lei con il testo di canzoni death metal scritte di suo pugno, cercherà di esprimere il suo dolore... o meglio, la sua rabbia.
Il finale del film è la parte che preferisco (ammetto di averla rivista decine di volte).
Ehm, l'autore ha un nome che è tutto un dire, Ragnar Bragason, vichingo docet.



Parlare di questo film non è semplice, soprattutto perché è tanto che non scrivo più e formulare un ragionamento analitico su questo tema (la morte, il lutto) in questo momento mi porterebbe a tirare fuori un cumulo di righe stropicciate e poco connesse tra loro. Non ho letto alcuna intervista dell'autore e non mi sono informato affatto sulla genesi di questa storia. Ho preso la pellicola per quello che è, per come l'ho percepita io, senza pormi troppe domande sulla qualità cinematografica (detto in un blog che si pone come primo obbiettivo l'essere un blog di cinema, è un controsenso) ma recependo ogni singolo fotogramma attraverso un filtro emotivo di immedesimazione totale con la protagonista. Se la storia rispecchi qualche episodio reale vissuto dell'autore, o del perché abbia scelto proprio il mondo del metallo pesante per raccontare le vicende di Hera, non lo so e non voglio saperlo, perché questa è una delle poche volte che mi è capitato di vedere una storia che sfrutti l'emarginazione della persona con una figura che non sia la solita stereotipata del metallaro, e questo mi è bastato.

regia 7 8
sceneggiatura 8
cast 8,5
- Heavy Metal everywhere;
- la madre e il padre di Hera che ballano Symphony of Destruction;
- bravissima l'attrice che impersona Hera, Thora Bjorg Helga
troppo personale, non riesco a trovare difetti

12 marzo 2015

Terry Pratchett (28 aprile 1948 – 12 marzo 2015)

Morty l'apprendista (1987)
Questa è la sala, vividamente rischiarata a lume di candela, dove sono custoditi i segnatempo: scaffali su scaffali di tozze clessidre, una per ogni persona vivente, la cui polvere finissima passa lentamente dal futuro al passato. Il fruscio dei granelli che scorrono risuona come il fragore del mare.
Colui che vi passeggia maestosamente con aria preoccupata è il proprietario della sala. Il suo nome è Morte.

Tuttavia, non è una Morte qualsiasi. È Morte, la cui specifica sfera di operazioni è... Be', in verità non è affatto una sfera, ma è il Mondo Disco che è piatto e sta appoggiato sulla schiena di quattro elefanti giganti che si trovano in piedi sul guscio dell'enorme tartaruga spaziale Grande A'Tuin ed è circondato da una cascata che riversa le sue acque all'infinito nello spazio.

Gli scienziati hanno calcolato che le reali probabilità di esistenza di una cosa effettivamente assurda come questa siano una su un miliardo.
I maghi, invece, hanno calcolato che le probabilità stimate una su un miliardo si avverano nove volte su dieci.


Terry Pratchett



09 luglio 2014

La saga di Terramare - Ciclo di Earthsea

Questa saga mi è piaciuta talmente tanto che ho deciso di dividere in post separati ogni libro da cui è composta. Questo invece vale da mother-post di riferimento in cui linkerò successivamente ogni capitolo. Sono sei libri, conto di pubblicarne uno a settimana.

La saga di Terramare - Ursula K. Le Guin

Il mondo di Terramare (Earthsea) è costellato da piccole e grandi isole, un'accozzaglia di arcipelaghi e una enorme distesa di mare aperto. In questa terra un tempo draghi ed esseri umani erano una cosa sola.

Prezzo 22,00 €
Dati 2013, 1486 p.
Editore Mondadori

Non dovete farvi trarre in inganno dall'adattamento cinematografico di Gorō Miyazaki, non c'entra veramente niente con questa saga (ci sono giusto gli stessi personaggi e le analogie finiscono pressoché qui). Con questo non voglio dire che non mi sia piaciuto il film di animazione in questione, anzi sono forse uno dei pochi che lo difende, però è solo che non c'entra nulla con questo volume. Lo spirito, le ambientazioni la profondità dei personaggi è tutta un'altra cosa. La Le Guin (autrice dei romanzi) prese giustamente le distanze da questa trasposizione. Tratta dal Ciclo Earthsea della scrittrice esiste pure una versione recitata, una miniserie televisiva canadese del 2004, che però non ho visto.

06 luglio 2014

Out of the silent planet: la quarta stagione di Game of Thrones, Devil May Cry and... just a little bit of LOVE


Come se fossi sempre stato qui. Del resto essendo un viaggiatore del tempo questo non dovrebbe sorprendervi. Cercando di dare una nuova verve al blog mi sono imbattuto in strade intrepide e tortuose... quindi non le ho potute percorrere e perciò il blog rimarrà come prima. Dunque si riprende parlando di reboot, fantastiche serie tv e dell'insostenibile leggerezza di un volume di 1400 pagine. E tutto questo procedendo a piccoli passi. Del resto nella vita bisogna imporsi piccoli traguardi, procedere a piccoli passi per ottenere piccoli obbiettivi. Tutte queste cose piccole potrebbero far pensare ad una piccola vita ma come diceva Tonino Carotone: "e nostra piccola vita, e nostro grande cuore".
Obbiettivo dell'estate: riportare di moda i baffi.

• Game of Thrones, season 4
Lo sapevate che nei mesi trascorsi senza bloggare ho recuperato pure Il Trono di Spade? Bene, sapevatelo. Questa stagione riserba tante sorprese, dobbiamo dire addio ad alcuni personaggi (alcuni amati altri odiati - senza spoiler), si ritrova il bandolo di qualche matassa, ci si compiace dei propri personaggi preferiti, ci si rattrista per quelli infelici... ma soprattutto la mia amata Daenerys Targaryen "Nata dalla tempesta, la prima del suo nome, regina degli Andali [...] khaleessi del Grande Mare d'Erba, la Non-bruciata, Madre dei Draghi, regina di Meereen,Distruttrice di catene" raggiunge tutto il suo splendore e si rivela per quello che veramente è (ai miei occhi, obviously): la messia, il Gesù Cristo di Trono di Spade.
Eppure la quarta di Trono di spade rimane un attimino inferiore alle stagioni precedenti. Questi signori americani ci stanno abituando troppo bene, così finiamo per essere troppo pretenziosi.
Infatti si esige troppo da ogni singolo episodio (forse dovrei parlare al singolare) e poi arriva il momento del signor Martell che ti fa cambiare idea sulla stagione e strabordare di feel per GoT.
Oberyn ci ha fatto sognare per un buon episodio "episodioemmezzo". Per capirci nella vita uno aspetta quell'episodio con Oberyn come se stesse aspettando la combinazione di numeri sulla lotteria nazionale, sapendo di aver in mano il biglietto vincente. Ma niente ormai ci deve stupire con Got. Possiamo aspettarci di tutto da questa serie ma per questo non vuol dire che si possa essere preparati. Ogni volta rimango a bocca aperta. Da questa stagione capiamo che tutti possono sbagliare. Che tutti possono essere perdonati... o che nessuno può essere perdonato. Che la linea che separa amore e odio è veramente sottile. Degno di nota il viaggio di Arya inseme al Mastino, una delle mie parti preferite della stagione. Insieme ovviamente ai capitoli dedicati a Castle Black e i Guardiani della notte. Scopriamo in Sandor Clegane (il Mastino) un cuore tenero nascosto dietro il suo aspetto bruto e tenebroso.

Forse sono solo io... ma voi non trovate fantastica la relazione che si instaura tra Brienne e Jaime? Io li ho adorati, insieme. Forse il loro viaggio è uno dei momenti che preferisco in tutta la serie.

Anche questa stagione (come altre che consiglio di solito) è da guardare rigorosamente in lingua originale.
"Winter is Coming"

• DmC: Devil May Cry
Che i reboot potessero essere cosa buona lo si era già capito assaporando il gusto di un ottimo Tomb Raider. Non è da meno questo DmC, che in qualche modo rivitalizza quello che era stato lasciato tronfio nel quarto capitolo. Ritroviamo un Dante molto cool che perde per il momento il capello bianco ma guadagna una splendida canotta alla Bruce Willis. Il che lo rende molto fashion e lo fa entrare istantaneamente nelle mie grazie. Immancabili le schitarrate Heavy Metal, le mazzate a suon di iosa e l'inconfondibile style meter. Graficamente spettacolare, per certi tratti sembra di stare dentro il film Inception (l'effetto dei palazzi che ti crollano addosso).
Deboluccia invece la storia (all'incontrario del reboot di Tomb Raider in cui la storia è stata il vero punto di forza, firmata fra l'altro dalla figlia di Terry Pratchett)... più un prologo di una nuova serie di DmC che sicuramente seguiranno.

... dreams of desolation
Out of the silent planet, come the demons of creation


Di questo attore fantastico consiglio vivamente la visione di questo bellissimo film in cui veste i panni del protagonista. I love you, Peter Dinklage.